Abbattiamo un falso mito: l’alcol fa bene? No

Articolo di Fabio di Todaro pubblicato sul Il Secolo XIX del 17 aprile 2015 [vai]

C’è chi lo fa per gusto e chi per uscire dagli schemi, soprattutto il sabato sera. Sono circa otto milioni i consumatori di bevande alcoliche a rischio in Italia, con una maggiore prevalenza tra gli anziani (oltre tre milioni tra gli over 65) e i giovani (1,6 milioni gli under 25). A confortarli, talvolta, sono anche le dichiarazioni di alcuni specialisti: «Uno o due bicchieri di vino al giorno proteggono la salute cardiovascolare». L’evidenza scientifica, in realtà, è molto più articolata e il messaggio non può essere generalizzato. Un bicchiere di bevanda alcolica può provocare diversi danni alla salute. Non ci sono dubbi, infatti, circa il potenziale cancerogeno dell’etanolo e di un suo metabolita, l’acetaldeide.

Oggi giornata dedicata alla prevenzione
Oggi si celebra la quattordicesima edizione dell’Alcohol Prevention Day. Si partirà da un mito ormai quasi da sfatare: quello dell’alcol che fa bene.

Alcol che fa bene? Un mito da sfatare
«L’effetto dipende dalla quantità e dalla frequenza dei consumi – si legge sul sito dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro -. Bere più di un bicchiere al giorno per le donne o più di due negli uomini aumenta il rischio di ictus, insufficienza cardiaca e malattia coronarica. Più si beve, più alto è il rischio». E si arriverà al legame tra alcol e tumori, per cui il parere diffuso dal braccio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che detta le linee guida in ambito oncologico è perentorio. «Se si vuole prevenire il cancro, è meglio non bere».

Alcol e cancro, legame molto stretto
Diversi le sedi che possono essere colpite da un cancro, nelle persone che consumano alcol in eccesso: si va dal cavo orale alla faringe, dall’esofago allo stomaco, dal fegato al colon. Fino alla mammella.

Expo e vino: una polemica sul padiglione per i bambini
Soprattutto per ragioni culturali, gli effetti negativi indotti dall’alcol sulla salute sono stati spesso sottaciuti. O comunque di rado portati alla luce con la stessa chiarezza che contraddistingue le campagne antifumo. Prova ne è anche la polemica scaturita a ridosso di Expo, all’interno di cui ci sarà un padiglione in cui i bambini impareranno a conoscere il vino. Secondo Aniello Baselice, presidente dell’Associazione Italiana dei Club Alcologici Territoriali, «si tratta di un’operazione di manipolazione culturale che contrasta con i principi e le evidenze scientifiche condivise a livello internazionale. Questa iniziativa risponde a una logica di marketing economico che intende frenare il trend negativo del mercato del vino». Alcuni dati, in effetti, sono inconfutabili. Vale la pena ribadirli. L’alcol è responsabile di quasi – in media – diciottomila morti all’anno e il 17% di tutte le intossicazioni alcoliche che giungono in un pronto soccorso annovera adolescenti con meno di 14 anni.

Anziani a rischio: molti bevono ogni giorno
Sono diverse le ragioni per cui occorre moderare il consumo di alcol . Tra i soggetti più a rischio, ci sono gli anziani. Come dimostra uno studio appena pubblicato su BMC Medicine, nella popolazione inglese circa la metà degli uomini che si avvicinano alla vecchiaia beve ogni giorno.

I numeri riguardanti l’Italia
Dati simili si osservano anche in Italia, dove un over 65 su due alza troppo spesso il gomito con rischi acclarati per la salute: dall’aumento di insorgenza di diversi tumori a un più alto rischio di degenerazione dei neuroni. Senza trascurare le possibili interazioni tra l’alcol e i farmaci che possono vanificare le terapie, oltre a danneggiare il fegato. Al cospetto di un paziente anziano, i medici diffondono gli stessi limiti fissati per i giovani: non più di dieci grammi di alcol al giorno, pari a un bicchiere scarso (ne contiene 12).

Giovani: il pericolo dagli 11 ai 29 anni. Molti morti per incidente
Nei ragazzi, tra 11 e 29 anni, il consumo di alcol è la prima causa di morte ed è spesso alla base di diversi incidenti stradali, se un decesso su tre (tra i giovani) potrebbe essere evitato non rimettendosi alla guida dopo aver bevuto. «Le bevande alcoliche vengono presentate come qualcosa di irrinunciabile per gli adolescenti: perché disinibiscono, fanno superare la timidezza e favoriscono le relazioni sociali», afferma Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità e presidente della Società italiana di Alcologia.

La moda delle abbuffate alcoliche: i binge drinking
Nel 2013 i binge drinkers – ovvero coloro che praticano le abbuffate alcoliche, consumando cinque (o più) drink in una sera – costituivano il 6,3% della popolazione di 11 anni e più (10,4% tra i maschi e 2,5% tra le femmine). Il fenomeno, come documenta l’Istituto Superiore di Sanità, è in calo rispetto agli anni precedenti (6,9% nel 2012, il 7,5% nel 2011), ma consolidato nella fascia di età 18-24 anni (di cui rappresenta la quasi totalità rispetto al fenomeno nazionale). A preoccupare è il mancato rispetto delle leggi che vieterebbero ai minorenni – i maschi preferiscono la birra, le ragazze gli aperitivi – l’acquisto di bevande alcoliche. «Investire in prevenzione e identificazione precoce con screening specifici è la chiave per vincere una sfida che necessita di competenze idonee a ripristinare il rispetto della legalità e a regolamentare pubblicità e disponibilità degli alcolici in particolare nei luoghi di aggregazione giovanile».

Quanto alcol consumiamo nel nostro paese
Secondo i più recenti dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il consumo medio pro capite di alcol puro in Italia è pari a 6,10 litri, contro una media della Regione europea di 9,82 litri. Un dato tendenzialmente positivo, ma che non permette di abbassare la guardia. Tra le categorie della popolazione più a rischio ci sono le donne in gravidanza, esposte al rischio di aborto e all’insorgenza di difetti congeniti e ritardi nello sviluppo del neonato. Particolarmente delicato è il primo trimestre, in cui la donna può non sapere di essere incinta.

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